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Un segreto oscuro

In Italiano on April 29, 2006 at 4:50 pm

Forse il gran segreto della vita è che non c’ è, veramente, un “gran” segreto della vita! Forse noi tutti, e tanti altri prima di noi, stiamo cercando qualcosa che non esiste, qualcosa che la nostra immaginazione ha inventato ma che non ha nessuna relazione con la realtà.

Sarebbe interessante, molto interessante ma anche triste al tempo stesso, scoprire un giorno che questa idea è vera. Che tempo buttato via! Tutta l’umanità provata in una specie d’immensa delusione. Ma che filosofia!

Ma se questo è proprio un gran segreto oscuro che nessuno deve, o può, scorprire e divulgare, come mai l’ho scoperto io? Eccola la filosofia…

L’ermetismo è stato uno dei più importanti movimenti letterari del ‘900, ma per la sua stessa natura non produsse né capi, né ideologie. Il nome “ermetico” fu applicato al movimento, nel saggio di un critico avverso, Francesco Flora (La poesia ermetica, 1936), per indicare una poesia caratterizzata da una voluta oscurità dovuta ad un procedimento analogico esasperato. Il termine affermatosi finì col denotare una poesia che rifiuta il grande pubblico, è destinata a pochi eletti ed è concepita come rivelazione. L’ermetismo esordì negli anni Venti e si sviluppò negli anni tra il 1935 ed il 1940.

Più che una scuola, fu un modo di intendere la letteratura. Con “ermetico” si indicò un modo apparentemente oscuro di far poesia e quegli scrittori che si mostravano non impegnati e privi di riferimenti alla realtà. Il legame tra gli ermetici è costituito dalla ricerca di una nuova poesia, gli ermetici restarono estranei alla cultura genericamente idealista del tempo e furono accusati di non essere impegnati, e di essere astratti. Si è distinto un ermetismo spirituale e uno intellettuale: il primo ebbe un atteggiamento religioso, il secondo un atteggiamento indifferente. Proprio per queste sue caratteristiche l’ermetismo assunse l’idea di una letteratura intesa come invenzione perpetua.

Da Wikipedia.

Fonte della Vita - Susanna Viale

  1. <p>The portrayal of Black women reminded me of Gauguin somehow. Though portrayed a bit more simple here.</p>
    <p>I’m sure I commented beside the point of the post, but thats the only thing I understood of the post:p</p>
    <p></p>

  2. jara allah 3aleiki, did u write this yourself willa copy/paste?

  3. Italian?

  4. <p>Ohoud, it took me some time to find a painting that I deemed relevant to the content of this entry. This one is called "Fountain of Life", by Susanna Viale.</p>
    <p>Franco Fratini, the first three paragraphs were my own writing. The brief article about Hermitism (L’ermetismo) was taken from Wikipedia, as indicated in the body of the entry.</p>
    <p>Gandhi, yes. I try to write in Italian whenever I can to keep the language.</p>

  5.                           “IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
    Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa.  Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.
     
                                                                                           Giornalista e critico d’arte
                                                                                              Cosmo Di Carlo

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